Cicero · Digital Library
← L’Italia letteraria del Novecento

Editoria e cultura — Einaudi e i suoi autori

1933 — 1980 · Storia 3 di 5

Nel 1933 a Torino, in via Biancamano 2, un ventunenne fonda una casa editrice e prende come marchio uno struzzo che digerisce un chiodo. È Giulio Einaudi, figlio dell'economista (e futuro presidente della Repubblica) Luigi Einaudi. La sua casa editrice diventa in pochi anni la più importante d'Italia per ragioni soprattutto umane: Einaudi sa scegliere i collaboratori. Cesare Pavese entra nel 1938 e dirige la collana viola; Natalia Ginzburg fa la redattrice mentre scrive Lessico famigliare; Italo Calvino entra nel 1947, lavorerà lì fino agli anni Ottanta.

Le carte editoriali Einaudi sono insieme un archivio di letteratura e un manuale di sopravvivenza intellettuale. Le lettere di Pavese parlano di traduzioni dall'americano nei primi anni Quaranta. Quelle di Levi raccontano la lavorazione di Se questo è un uomo (rifiutato nel 1947, accettato nel 1958). Quelle di Calvino sono la coscienza editoriale di un'epoca. La collana Saggi, l'Universale, i Centopagine — tutto nasce da queste lettere.